#123 Che esami fare e con che frequenza in caso di leishmaniosi canina

La leishmaniosi canina è una malattia cronica che necessita di monitoraggi regolari. Molti proprietari ci chiedono quali esami fare e con quale frequenza per garantire al cane la miglior qualità di vita possibile ed evitare ricadute. In questo articolo raccogliamo le principali evidenze scientifiche e l’esperienza clinica del nostro Centro.

Quando fare i controlli

Dopo la diagnosi e l’inizio della terapia, il calendario dei controlli più condiviso è:

  • Subito dopo la fine della terapia: per valutare la risposta clinica e la tolleranza al trattamento.
  • A 3 mesi dalla fine della terapia: primo vero follow-up a medio termine.
  • A 6 mesi: momento cruciale per confermare la stabilizzazione.
  • Una volta l’anno, se il cane resta clinicamente stabile.

Se invece compaiono sintomi (stanchezza, anoressia, dimagrimento, epistassi), i controlli vanno anticipati.

Gli esami di base da eseguire

Ogni visita di controllo dovrebbe includere:

  • Emocromo: per valutare anemia, piastrinopenia o leucopenia.
  • Profilo biochimico completo: con particolare attenzione a creatinina, urea, ALT, AST, ALP, GGT.
  • Elettroforesi sierica: utile a valutare l’iper-gammaglobulinemia, tipica della risposta immunitaria alla leishmania.
  • Proteine infiammatorie (come PCR canina, haptoglobina): marcatori precoci dello stato infiammatorio.

Questi esami permettono di monitorare sia l’efficacia della terapia sia eventuali effetti collaterali a carico di fegato e reni.

Se sei interessato all’argomento leggi anche questo
#106 Quando fare le analisi per la Leishmaniosi canina se prendo un cane che ha vissuto all’aperto?

Il limite degli esami tradizionali

L’elettroforesi sierica, spesso usata come riferimento, è in realtà un indicatore tardivo: mostra l’aumento delle gamma-globuline solo quando la malattia è già attiva. Per questo motivo, il nostro Centro adotta protocolli più avanzati.

L’importanza della PCR midollare

La PCR midollare permette di individuare la presenza di parassiti residui nel midollo osseo, anche quando il cane appare clinicamente guarito e gli esami del sangue risultano normali.

  • Uno studio di Osman et al. ha dimostrato che la PCR su aspirati midollari è molto più sensibile della microscopia tradizionale, rilevando il parassita in campioni apparentemente negativi (PMC229991).
  • Da Silva et al. hanno confermato che la PCR midollare è più affidabile degli altri esami convenzionali e può ridurre il serbatoio di portatori cronici (PubMed 15266395).
  • Una review del 2023 ha sottolineato il ruolo centrale del midollo osseo nel controllo immunitario della leishmaniosi e come la diagnosi molecolare permetta di individuare casi subclinici che altrimenti resterebbero invisibili (PMC10582953).

Grazie a questa metodica, è possibile anticipare di mesi la diagnosi di recidiva, migliorando così la prognosi.

Conclusioni

Per seguire un cane con leishmaniosi non basta limitarsi a emocromo ed elettroforesi. Oggi abbiamo strumenti più avanzati come la PCR midollare, che ci permettono di intercettare precocemente recidive e controllare meglio la malattia. La miltefosina, associata ad allopurinolo, resta una terapia efficace ma non priva di limiti: monitoraggi regolari e strategie mirate sono fondamentali per garantire al cane la miglior prognosi possibile.

I nostri contatti

Centro di Telemedicina Veterinaria

Centro Studi sulla Leishmaniosi canina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto