#127 Parte 3 – I marker ematici per monitorare i pazienti renali cronici

Quando i reni iniziano a non filtrare bene, alcuni valori ematici diventano fondamentali per capire quanto il danno sia avanzato e come gestire il paziente.

Creatinina

È il parametro tradizionale per stimare la velocità di filtrazione glomerulare (GFR). Quando i reni sono in difficoltà, la creatinina aumenta, ma lo fa solo quando il danno è già significativo. Per questo motivo viene considerata un marker tardivo, anche se rimane il punto di riferimento principale nelle scale di classificazione come quella dell’IRIS.

SDMA – Symmetric Dimethylarginine

L’SDMA tende ad aumentare prima della creatinina e può segnalare una riduzione del GFR già nelle fasi iniziali. Tuttavia, il suo valore va interpretato con cautela: nei pazienti stabilizzati può rientrare nella norma anche se la creatinina rimane elevata. Per questo, pur essendo utile come campanello d’allarme precoce, il suo peso si riduce nelle valutazioni a lungo termine rispetto alla creatinina.

Urea (BUN) e Fosforo

  • Urea (BUN): aumenta con l’accumulo di scarti azotati e fornisce un’informazione aggiuntiva sullo stato di filtrazione renale. Tuttavia non è un parametro specifico: può alzarsi anche in presenza di problemi intestinali o alterazioni metaboliche non renali. Per questo motivo non ha un valore univoco nell’interpretazione clinica, come invece accade con la creatinina nella maggioranza dei casi.
  • Fosforo: tende ad aumentare quando la funzione renale si riduce, ed è un parametro importante perché l’iperfosfatemia favorisce la progressione della malattia e peggiora la qualità di vita del paziente.

In sintesi

  • La creatinina rimane il parametro cardine per la stadiazione e il monitoraggio del paziente renale cronico.
  • L’SDMA può aiutare nelle fasi iniziali, ma la sua utilità si riduce nelle situazioni croniche stabilizzate.
  • Urea e fosforo completano il quadro, ma vanno interpretati con attenzione: l’urea in particolare non è specifica per il rene, mentre il fosforo è direttamente legato alla progressione della malattia.

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